CHAT CONTROL, COSÌ IL PARLAMENTO UE RIBALTA SE STESSO E CONSEGNA LE NOSTRE CONVERSAZIONI ALLE BIG TECH
Il risultato è un trasferimento silenzioso di potere.
Non dallo Stato ai cittadini. Ma dallo Stato alle grandi imprese
tecnologiche
di Daniela Mainenti, Professore Straordinario in Diritto Processuale Penale Comparato
Il Parlamento europeo aveva già deciso. Con una risoluzione adottata nell’aprile 2026 aveva respinto la proposta della Commissione di prorogare il regolamento che autorizzava, sia pure su base volontaria, la scansione delle comunicazioni private da parte delle piattaforme digitali per individuare materiale di abuso sessuale sui minori. Non solo. Aveva invitato la Commissione a ritirare la proposta. Sembrava la parola fine.
Invece no. Con una procedura eccezionale, sollecitata dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola nel suo intervento al Consiglio europeo del 18 giugno, il fascicolo è stato rimesso sul tavolo. Lo stesso testo, sostanzialmente immutato, ritorna, “magicamente” davanti all’Aula, ma questa volta con regole procedurali completamente diverse e molto più favorevoli alla sua approvazione. È una vicenda che dovrebbe preoccupare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Perché qui non è in discussione la lotta contro la pedopornografia. Quella è un dovere morale e giuridico sul quale nessuna persona ragionevole può nutrire dubbi. La vera domanda è un’altra.
In sostanza, la sorveglianza di massa inverte la presunzione
di innocenza e diventa una pesca a strascico che trasforma ogni
cittadino in un potenziale indagato, violando il diritto fondamentale
alla riservatezza.
Nel frattempo, i meccanismi del potere
economico e politico globale continuano a schermarsi dietro
l'opacità, i segreti di Stato e la complessità burocratica dei
grandi processi. Il più oscuro scandalo di portata globale sul
traffico di minori, le violenze e i sacrifici rituali resta pressoché
impunito. E tutto ciò che rimane nascosto e impunito si trasforma
nel più potente strumento di ricatto: il potere che protegge se
stesso. Pochissimi processi, indagini penali esasperatamente lente e
accordi transattivi miliardari, sul modello di quelli che hanno
coinvolto le grandi banche accusate di aver agevolato le transazioni
finanziarie di Jeffrey Epstein.
È il solito espediente
retorico: usare l'orrore di un crimine abominevole per anestetizzare
il pensiero critico e spingere i cittadini ad accettare la rinuncia
ai propri diritti fondamentali.
Con la protezione dei minori
come giustificazione morale, si normalizza una sorveglianza di massa
che non colpirà i grandi network criminali che sanno perfettamente
come nascondersi, ma minerà le libertà civili di tutti gli altri.


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